Peter Moore: “In futuro niente console per videogiochi, solo cloud”

Un mondo senza console. Il tutto viene gestito tramite cloud: le informazioni vengono trasmesse a una smart TV o a un monitor. Basta un pad. Questa è la visione di Peter Moore, CCO di Electronic Arts. Una visione che altri, prima di lui, hanno preventivato. Ma quanto è realizzabile?

Intervistato da The Daily Orange, Moore ha dichiarato che in futuro “non sono sicuro che ci saranno console, al momento non come le conosciamo. L’accesso ai giochi avverrà tramite streaming, quindi non avremo bisogno di intermediari hardware”. E ancora: “Se tu e io vorremo giocare a Battlefield 12 uno contro l’altro, avvieremo il gioco attraverso uno qualunque dei monitor che abbiamo in casa. Sarà su un chip anziché in una scatola”.

Le console rimpiazzate dalla tecnologia cloud: i dati vengono gestiti da una piattaforma server e non in locale. Si risparmia spazio e si permette agli sviluppatori di godere di potenza aggiuntiva anziché di dover limitarsi alla potenza delle console. Microsoft, per esempio, sfrutterà il cloud computing con Crackdown 3, al fine di migliorare la fisica della distruzione ambientale.

Non tutta l’idea del cloud gaming, però, è rosea. Ci sono alcuni problemi per cui nessuno, al momento, sembra ancora in grado di offrire una soluzione.

Innanzitutto, l’eterno problema della diffusione della banda larga. Se un servizio accessorio come PlayStation Now, tramite cui gli utenti PlayStation 4 possono rigiocare i titoli PlayStation 3, non è potuto arrivare in Italia perché l’attuale infrastruttura impedisce un’esperienza soddisfacente, pensate come sarebbe se tutti i giochi dipendessero dalla connessione internet. Un disastro.

Passiamo oltre: la sicurezza. Più volte all’anno, sia PlayStation Network che Xbox Live vengono colpiti da attacchi hacker. Talvolta mirati a rubare dati sensibili degli utenti, altre volte pensati solo per far cadere i server (gli attacchi DDoS). Quando ciò accade, gli utenti possono comunque godere delle funzionalità offline, della campagna a giocatore singolo ad esempio. Ciò non sarebbe invece possibile se il tutto dipendesse dal cloud.

Qualora si volesse investire seriamente nel cloud gaming bisognerà innanzitutto stabilire un livello di sicurezza ben più alto di quello attualmente in uso su console e PC. Pena l’instabilità dell’esperienza di gioco.

Terzo fattore: il peso della gestione dei dati sul server. Già ora il lancio di alcuni giochi con una forte componente online viene influenzato negativamente dal calo dei server nei primi giorni: i server non sono calibrati adeguatamente e l’afflusso improvviso e in massa degli utenti (parliamo di milioni di persone) impedisce al server di funzionare adeguatamente. Nel corso degli ultimi anni, alcuni esempi noti sono stati Diablo III, Sim City. Ma anche Battlefield 4. Se decine di milioni di persone in tutto il mondo dovessero costantemente essere connesse per poter giocare, scaricando enormi pacchetti di dati,la situazione potrebbe essere facilmente insostenibile.

In futuro ci sarà probabilmente una maggiore presenza del cloud nei videogiochi, sia come potenza hardware aggiuntiva che come tipo di servizi offerti. Al momento però l’idea di un’industria completamente basata su questa tecnologia è talmente lontana da sembrare quasi irrealizzabile.

Fonte: International Business Time

Di: Massimiliano di Marco